L'università di Toronto ha
inventato un materiale plastico che sfruttando nanotecnologie converte
i raggi solari e infrarossi (quindi funziona anche con il tempo nuvoloso) in
elettricità. Questa ricerca è stata pubblicata su Nature Materials S. A. McDonald et al., Nature
Materials 4, 138 - 142 (2005). Si prevede che costruendo i futuri
pannelli fotovoltaici con questo materiale se ne aumenteranno le prestazioni di
cinque volte. Può essere inoltre usato come generatore portatile e quindi
essere spruzzato su superfici di altri materiali (ad esempio vestiti o su una
batteria di auto a idrogeno).
Si pensa che basterebbe
ricoprire lo 0,1% della Terra
di questa nuova tipologia di pannelli per sostituire tutte le centrali
elettriche (per lo più ubicate nei paesi industrializzati).
Nel
mondo accademico le ricerche di nuovi materiali polimerici si sono moltiplicate
esponenzialmente, oggigiorno si possono reperire in commercio numerosi semiconduttori
polimerici od organici (questi ultimi sono intesi come singole molecole, i
primi come un reticolo di molecole organiche interconnesse) che consentono di
realizzare celle fotovoltaiche. Tali materiali possono essere drogati in modo
da comportarsi come donatori
od accettori (di
elettroni), possono essere giustapposti a formare eterogiunzioni ed hanno
caratteristiche di flessibilità che li rendono adeguati per la realizzazione di
celle flessibili. Tra le caratteristiche che ne rendono per ora sconveniente l'uso
vi sono il danneggiamento ad opera dei raggi UV, che porta le prestazioni a
decadere rapidamente, e il rendimento ancora troppo basso, pari a 3 ppm (2004).
Un importante partnership fra Eni e Mit sta orientando gli investimenti nella costruzione di celle fotovoltaiche con materiali diversi dal silicio, visti i limitati rendimenti non superiori al 15-17%.