LA BOMBA ATOMICA



Arma che sviluppa energie elevatissime mediante i processi della fissione nucleare dell’uranio o del plutonio (bomba A) oppure della fusione nucleare dell’idrogeno (bomba H). I primi esperimenti di controllo della fissione nucleare risalgono agli anni ’30. Nel 1942, durante la II guerra mondiale, il governo statunitense avviò il “progetto Manhattan”. Il 6 e 9.VIII.1945 due ordigni atomici vennero sganciati sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki, provocando quasi 300 000 morti e altrettanti feriti. Nelle intenzioni statunitensi, il monopolio acquisito nel campo degli armamenti atomici doveva rappresentare il fattore decisivo nel confronto con l’URSS: la minaccia dell’uso della b. a. doveva svolgere la duplice funzione di deterrente militare dal lancio di un attacco convenzionale nemico e di strumento di pressione perché venissero modificati indirizzi politici giudicati non conformi alla sicurezza nazionale (politica di dissuasione). L’iniziale condizione di vantaggio degli USA ebbe comunque termine ben presto con l’esplosione della prima b. a. sovietica (1949). Gli USA tentarono di ricostituire i precedenti rapporti di forza con la costruzione (1950-52) di una bomba termonucleare (bomba H) mille volte più potente dell’atomica. Di quest’epoca fu la prima larga mobilitazione popolare contro gli armamenti nucleari (manifesto di Stoccolma, 19.III.1950). L’URSS tornò a rompere il monopolio strategico-nucleare statunitense (prima bomba H, 1953, e primo bombardiere intercontinentale, estate 1954). La guerra di Corea (1950-53) evidenziò il limite intrinseco delle armi nucleari: il carattere di “armi ultime” ne restringeva infatti l’uso al caso estremo di una guerra totale tra le due superpotenze. Al di là dell’effettiva efficacia militare, tuttavia, il possesso di armamenti nucleari era ormai divenuto elemento indispensabile per definire lo status di grande potenza spingendo alla loro realizzazione non solo grandi potenze tradizionali (Gran Bretagna e Francia), ma anche nazioni emergenti con un ruolo spiccatamente “regionale” quali Cina o Israele, o l’India. La parità nucleare (“equilibrio del terrore”) finì per divenire la base della forzata coesistenza tra i due blocchi, anche se nel contempo continuava la ricerca (escalation ) di un vantaggio decisivo sull’avversario mediante sempre più sofisticati e costosi sistemi di offesa e difesa nucleare (tra cui decisivi furono i sommergibili nucleari). La corsa agli armamenti si rivelò però decisiva nel confronto tra le superpotenze per i suoi costi economici, che contribuirono in misura rilevante a determinare il collasso del sistema sovietico. La fine della guerra fredda non chiuse la questione nucleare, nonostante l’ONU avesse deliberato il divieto di ulteriori test atomici (1996) e aperto i colloqui per proibire la produzione di materiali fissili per armamenti nucleari (1997). Gli ultimi sviluppi della strategia nucleare hanno visto l’ingresso nel 1999 del Pakistan nel novero delle potenze atomiche e la firma, nel 2002, di un nuovo accordo tra Stati Uniti e Russia per una forte riduzione degli arsenali nucleari entro il 2012.

                                                                                                                                                                                             fungo reattivo



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